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Ricominciare la dieta da zero: perché ti succede sempre (e come smettere davvero).

Caro faffiner, non negarlo, c’è una frase che hai pronunciato talmente tante volte che ormai potresti stamparla su una t-shirt:

“Ok, basta! Da lunedì ricomincio.”

 

Che poi a volte è lunedì, a volte è il primo del mese, a volte è settembre, gennaio, dopo le feste, dopo le vacanze, dopo quel weekend “un po’ così”

Ogni volta sei sinceramente convinto che questa volta sarà diversa e non lo dici tanto per dire, ma lo senti davvero.

Eppure eccoti qui, di nuovo, con la sensazione di essere tornato al punto di partenza, come se qualcuno ogni tanto premesse il tasto reset.

Se questa sensazione ti è familiare, fermati un attimo, perché oggi non voglio discutere di calorie o schemi alimentari, voglio parlare di quella sensazione frustrante di ricominciare sempre da zero e, soprattutto, del perché ti succede così spesso, dato che, mio buon faffiner, come già ti ho detto, non è mancanza di forza di volontà.

“Dottore, lo ammetto… anch’io sono tra quelli che ricominciano da zero almeno una volta al mese!”

La scena iniziale: il momento della decisione.

Ecco, faffiner, per spiegarti meglio che cosa succede quando questo ciclo inizia, partiamo dal momento preciso in cui qualcosa dentro di te scatta: è un pensiero piccolo, quasi sussurrato, non per forza è qualcosa di drammatico o eclatante.

Per esempio può essere un jeans che tira, una foto in cui non ti riconosci, una visita medica oppure semplicemente quella vaga sensazione di…

“Dottore, non mi sento più a mio agio con me stesso!”

Perfetto… e proprio lì nasce quella decisione carica di voglia di cambiare che racchiude un mix potentissimo di motivazione e desiderio di sentirti meglio.

Fantastichi già su come sarà dopo: ti immagini più leggero, più energico, più soddisfatto, con tutto sotto controllo ed è un’immagine bellissima, il motore di tutto.

Il problema, faffiner, è quello che succede quando l’entusiasmo iniziale incontra la vita vera, dato che la partenza è sempre piena di energia.

“Sì, dottore, ma all’inizio sembra proprio che tutto si incastri alla perfezione!”

Le prime settimane: quando tutto ti sembra facile.

All’inizio faffiner succede una cosa magica, ovvero mangiare bene diventa quasi facile, dato che hai delle regole chiare da seguire, una direzione, una struttura, sai che cosa fare e che cosa evitare.

Ogni giornata in cui “segui il piano” ti regala una piccola scarica di soddisfazione e, proprio per questo, ti senti disciplinato e determinato in quanto ogni scelta giusta è un tassello che ti avvicina alla versione di te che hai in mente.

È una fase bellissima, perché senti di avere finalmente il controllo.

In realtà, stai usando tantissima energia mentale per mantenere quel controllo e all’inizio non pesa, perché la motivazione copre tutto ed è come guidare con il vento a favore, ma prima o poi arriva anche la salita.

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Il momento in cui la vita si mette in mezzo.

Non arriva con un cartello luminoso, ma arriva in modo banale, e tu quasi non te ne accorgi: magari è una settimana più intensa al lavoro, una notte dormita male, una giornata storta, un imprevisto, un invito a cena, una vacanza, un periodo stressante al lavoro…

La vita, insomma.

E la vita ha una caratteristica da non sottovalutare, ovvero non si coordina con la dieta che hai iniziato, non ti chiede il permesso, non ti avvisa prima e non aspetta che tu sia pronto, ma semplicemente succede.

All’improvviso seguire il piano che ti sei prefissato richiede più energie e più sforzo, ed è proprio qui che arriva il primo piccolo scivolone.

“Tipo… uno sgarro non programmato, dottore?”

Lo “sgarro” che non doveva succedere.

Esatto! E succede proprio perché sei stanco, stressato, triste, nervoso o magari perché hai fame o vuoi condividere un momento con qualcuno oppure semplicemente perché ti serve una pausa.

Succede perché sei umano, mio caro faffiner!

A questo punto mangi qualcosa che “non era previsto” e fin qui non ci sarebbe nulla di drammatico, se non fosse che qualche secondo dopo nella tua testa nasce un’affermazione micidiale:

“Ho rovinato tutto.”

Non è un “fa parte del percorso”, “ora torniamo alla normalità”, è un “ho rovinato tutto”, tre parole che trasformano un episodio minuscolo in una catastrofe.

“Sì, è verissimo dottore! Succede proprio questo!”

Il tribunale interiore.

Subito dopo lo “sgarro” si apre un processo, e tu sei contemporaneamente imputato, giudice e pubblico ministero.

Parte la lista delle accuse:

“Non riesco mai a portare a termine niente.
“Non ho forza di volontà.

“Non sono costante.

“Ecco perch
é non dimagrisco.”

È un dialogo interiore durissimo e la cosa più assurda è che lo consideri normale, anzi, ti sembra persino utile, faffiner, come se criticarti servisse a rimetterti in carreggiata.

In realtà sta succedendo proprio il contrario, ovvero il senso di colpa non ti motiva, ma ti paralizza, perché ti fa sentire sconfitto.

La fase del “tanto ormai”!

Questo è il punto in cui la dieta è finita, e inizia la fase del “tanto ormai”.

“Tanto ormai ho sgarrato.”
“Tanto ormai la giornata è andata.”
“Tanto ormai riparto lunedì.”
“Tanto ormai questa settimana è compromessa.”

È incredibile come il cervello trasformi un singolo episodio in un’intera settimana buttata, in quanto uno “sgarro” diventa tre giorni, tre giorni diventano dieci, dieci giorni diventano “vabbè, ormai ricomincio il mese prossimo” ed eccoci di nuovo al punto di partenza.

“Ehm, dottore…. Lei mi conosce davvero bene!”

La frustrazione del reset.

Ebbene sì, faffiner, e ti posso anche dire che subito dopo questa fase arriva quel momento in cui ti rendi conto che sei uscito dal binario, ti senti frustrato e deluso, e proprio lì compare la frase che conosci benissimo:

“Devo ricominciare da zero.”

Questa frase sembra motivante, può sembrare quasi una nuova occasione, ma in realtà nasconde una trappola enorme, perché ogni volta che ricominci da zero, stai involontariamente confermando un’idea pericolosa, ovvero che esista un punto perfetto da cui ripartire.

Se serve sempre il “momento giusto”, la dieta diventa una sequenza infinita di inizi senza continuità.

Il peso invisibile del ricominciare sempre.

Ricominciare in continuazione, mio caro faffiner, lascia delle tracce dentro di te, perché

ogni ripartenza porta con sé un piccolo carico emotivo in più, un filo di scetticismo, una voce sottile che dice: “Vediamo quanto dura stavolta.”

La motivazione non sparisce all’improvviso, si consuma lentamente come una candela e a ogni nuova partenza la fiamma è un po’ più corta, perché sei stanco di ripartire, ancora, per l’ennesima volta.

“È verissimo, dottore… lei mi capisce alla perfezione!”

La vera domanda che non ti sei mai fatto.

Faffiner, fermiamoci qui un secondo.

E se il tuo vero problema non fosse come ricominciare meglio… ma fosse proprio questa tua necessità continua di ricominciare ogni volta da zero?

Ti sei mai chiesto perché la tua storia con le diete è fatta di capitoli che iniziano, si interrompono e ripartono da capo in continuazione?

Prova a pensarci, nella tua testa esistono solo due modalità, ovvero on oppure off, che equivalgono a dieta oppure non dieta, bravo oppure disastro.

Se esistono solo due modalità, basta una deviazione minuscola per passare da una all’altra.

Il mito del “tutto o niente”.

Il pensiero tutto-o-niente è il vero regista di questo film, che ti impone due scene fondamentali: se mangio perfettamente, allora sto facendo la dieta, se “sgarro”, vuol dire che ho smesso, che non riesco a seguire le regole.

Per te non esiste la via di mezzo e non esiste l’idea di continuare nonostante le deviazioni.

Mio caro faffiner, la verità è che la vita reale non è tutto-o-niente, è quasi sempre un enorme e imperfetto “dipende”.

Una dieta che non prevede l’imperfezione è una dieta che prima o poi si interromperà, sempre.

Il giorno in cui smetterai di ricominciare.

E se ti dicessi che il vero obiettivo non è ricominciare meglio… ma smettere di ricominciare?

Immagina questo scenario: succede uno “sgarro”, come una cena abbondante o semplicemente una giornata fuori schema, e la tua reazione è questa:

“Ok, pasto finito, si torna alla normalità.”

In questo caso, uno “sgarro” resterebbe un singolo episodio, non l’inizio della fine…ti rendi conto di quanto questo piccolo cambio mentale sia gigantesco?

È la differenza tra interrompere il percorso e proseguirlo con una deviazione.

“Dottore… ammetto di vedere per la prima volta le cose da un punto di vista totalmente diverso!”

La continuità è più importante della perfezione.

La verità è che il corpo non vive a settimane perfette, ma vive in una sorta di media costante, in quanto non conta che cosa fai in un singolo giorno, conta che cosa fai nella maggior parte dei giorni.

Ma se ogni deviazione diventa una pausa lunga settimane, la media si perde.

Il successo non è fare tutto perfetto, è non interrompere il filo conduttore che ti motiva.

Il concetto che cambia tutto: non esiste lo zero.

Questa è forse l’idea più liberatoria che io ti possa trasmettere, faffiner: non esiste lo zero, non torni mai davvero al punto di partenza, perché ogni periodo in cui scegli con consapevolezza come e che cosa mangiare, ti lascia qualcosa.

Il problema è che non ti concedi di costruire sopra ciò che hai già fatto, continui a cancellare tutto e a ripartire, come se ogni errore azzerasse il percorso.

Ma non funziona così, perché il percorso continua anche quando inciampi.

La differenza tra cadere e fermarsi.

Faffiner, ascoltami bene: cadere fa parte del cammino, fermarsi è una scelta.

Non scegliere di fermarti ogni volta che inciampi è la vera svolta, ed è qui che smetti di sentirti una persona che “ricomincia sempre”, per trasformarti in una persona che continua.

“Dottore, tutto ciò è davvero illuminante! Grazie!”

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Un messaggio finale per te, faffiner!

Se c’è una cosa che vorrei ti rimanesse dopo essere arrivato alla fine di questo articolo, è proprio questa: NON DEVI DIVENTARE PERFETTO.
Non devi trovare il momento perfetto per ripartire, devi solo smettere di interpretare ogni deviazione come la fine del percorso, perché il cambiamento non è una linea retta, ma è una strada piena di curve, deviazioni, rallentamenti e ripartenze.

La differenza è che ora sai che non devi tornare ogni volta al chilometro zero e puoi semplicemente continuare da dove sei arrivato.

Per imparare a seguire il percorso, deviazioni incluse, può servire l’aiuto di un valido professionista, perché non è semplice sradicare le vecchie abitudini senza una guida.

E anche in questo caso, non rimandare a lunedì, ma scegli di iniziare questo nuovo percorso partendo da oggi e seguendo le curve che la strada ti impone.

Alla prossima, faffiner!

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